“La trepidante attesa del canto si manifesta in un caloroso e prolungato applauso per Anna Pirozzi, chiamata a dar voce alle pagine maggiormente legate, nell’immaginario collettivo, alla diva greca. Ad accompagnarla è presente Sergio Merletti, pianista dotato di spontanea musicalità, ottima intesa con la solista e profonda conoscenza del repertorio melodrammatico, udibile da subito nell’esecuzione dell’Intermezzo da Cavalleria rusticana. Il soprano napoletano ha spiccata tempra drammatica, solerte attenzione per le increspature del fraseggio e piena padronanza dello strumento, caratterizzato da luminosità timbrica, volume cospicuo e acuti folgoranti. Quest’ultima peculiarità aggiunge valore al rigore tecnico che le consente di sfumare l’emissione, al cospetto della scrittura pucciniana, fino a cesellare un eccellente la acuto filato al temine dello struggente “Senza mamma” da Suor Angelica. Non da meno la duttilità manifestata nella farraginosa scrittura affidata ad Abigaille, per le imponenti prime due scene dalla seconda parte di Nabucco. La Pirozzi risolve con agio una parte scomoda, con il famigerato doppio salto d’ottava nell’introduzione “Ben io t’invenni”, che richiede anche venature malinconiche e introverse nel delicato “Anch’io dischiuso un giorno” e, subito dopo, temperamento ferino per lo slancio richiesto dalla stretta “Salgo già del trono aurato”. I passaggi cantabili di “Tacea la notte placida” da Il trovatoreconfermano il serrato controllo vocale, nell’intento d’ottenere un fraseggio vario, caratteristica che giova alla realizzazione misurata, dolente ma mai artefatta di “Voi lo sapete, o mamma” da Cavalleria rusticana. L’emozione nel ricordo commosso della Callas stimola un’empatica resa di “La mamma morta” da Andrea Chenier e del bis, richiesto con vigore dal pubblico, con “Vissi d’arte” da Tosca, pagina capace di far valere le peculiarità timbriche e interpretative del soprano”.

Francesco Bertini – Connessi all’opera, lirica e dintorni ai tempi del 2.0

 

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