“Anna Pirozzi, in gran forma, si muove con padronanza all’interno della scrittura pucciniana, rivelando in questo contesto una espressività e un trasporto genuini, di quelli che vengono da dentro, entrambi evidenti in particolar modo nella sorprendente resa vocale di Suor Angelica. Nel Tabarro, la sua Giorgetta si impone grazie a un’emissione sostanzialmente corretta, facile e ampia in acuto: il raggiante do che corona la romanza sulla parola “nostalgia” squilla con meravigliosa insolenza. La cantante segue le indicazioni della regia con attenzione, calandosi senza incertezze nella parte. Ma è vestendo i panni di Angelica che la Pirozzi firma una delle sue prove migliori. Esibisce innanzitutto una bella varietà di dinamiche e colori. Sfuma con perizia l’intensità del canto in rapporto al momento scenico, e dimostra di sapersi esprimere anche con la dolcezza, caratteristica, questa, che non può emergere nei ruoli verdiani “di furore” che il soprano frequenta abitualmente. “Senza mamma”, attesissimo dal pubblico, risulta sentito e commovente, ben fraseggiato e pesato negli accenti, e si conclude con un pianissimo che, nonostante sia lievemente increspato dall’emozione nella regolarità del suo vibrato, imprime il sigillo definitivo su un’interpretazione da ricordare. Così come le sfiancanti frasi conclusive – dove i sol e i la acuti sono tanto numerosi da rendere quasi infinita l’estasi dolorosa del personaggio – risuonano addirittura sfacciate per tenuta e solidità.”

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