“Al suo (di Leo Nucci) fianco, un soprano di prim’ordine. Vi è pirotecnica nella Pirozzi: la sua voce è come i fuochi d’artificio.”
– André Peyregne, Monaco-Matin

“Strabiliante è anche stata la prestazione di Anna Pirozzi nel ruolo di Abigaille…da quando è stata chiamata all’ultimo momento a cantare lo stesso ruolo al Festival di Salisburgo 2013 il soprano napoletano è richiesta dai teatri di tutto il mondo. Dispone di risorse vocali enormi che adopra con arte. Da una parte ha la potenza e la flessibilità per ruoli come Abigaille, Odabella o Lady Macbeth, dall’altra è in grado di smorzare la voce fino al lieve pianissimo di un soprano lirico senza artificialità o sforzo. Già durante il terzetto che segue la sua entrata nel primo atto fa intravedere queste qualità liriche con un suono tenero ed intimo, un’emissione impeccabile della voce e un do acuto cantato piano. Anche nel cantabile eseguito con espressione “Anch’io dischiuso” il soprano è stata impressionante, proprio come nella potente cabaletta “Salgo già” dove mette in mostra tutte le sue risorse. Qui si poteva udire ogni singola nota al glissando di due ottave. Nella sua scena finale, cantata con umile espressione, destava solo compassione per la donna guerriera.”
– Wolfgang Kutschbach, Das Opernglas.

“Riguardo alle due sorelle rivali, sono interpretate magnificamente. Anna Pirozzi, l’Abigaille salisburghese del 2013, dà prova di un registro acuto sonoro: l’entrata “Prode guerrier!”, la scena “Ben io t’invenni” e l’aria “Anch’io dischiuso un giorno” sigillano una grande prestazione.”
– Patrice Henriot, Opéra

“Non gli è da meno l’Abigaille di Anna Pirozzi, che negli ultimi anni si è confermata interprete di riferimento per parti come questa e Lady Macbeth. I risultati ottenuti sono davvero ragguardevoli e denotano come questo ruolo non debba essere risolto un tanto al chilo, puntando solamente sul tonnellaggio della voce e sulle impennate vocali che rendono notoriamente impervia la parte (…) subito viene fuori l’abilità tecnica che le concede di piegare il proprio strumento all’arte del canto sfumato. Ed ecco il secondo do in pianissimo nel terzetto iniziale, in “ah! Il tuo popolo salvar!”, e il legato nel cantabile dell’aria “Anch’io dischiuso un giorno”, dove il lirismo luminoso si piega alle indicazioni verdiane quando il personaggio dimentica per un attimo la sua aggressiva e violenta ira guerriera e rimembra il tempo felice, quando anche a lei era concesso amare e soffrire dell’altrui pianto. Un momento che, unito alla sicurezza comunque invidiabile dei momenti di maggior concitazione drammatica, conferma nella Pirozzi le qualità che la pongono fra le migliori cantanti verdiane italiane dei nostri tempi, in un mirabile mix di tecnica, sensibilità espressiva e qualità vocali.”
– Alessandro Mormile, L’Opera

“La redenzione di Abigaille: Anna Pirozzi trionfa in Nabucco a Monte Carlo”

“Per noi la grande rivelazione di questo allestimento è stato il soprano napoletano Anna Pirozzi nel ruolo di Abigaille, uno dei ruoli più esigenti dell’intero repertorio, cosa che Verdi stesso confermò verso la fine della sua vita. Giuseppina Strepponi (1815-1897), creatrice del ruolo alla Scala nel 1842, non ebbe la forza di continuare al di là di una manciata di recite (il che non le impedì di sposare Verdi una quindicina di anni dopo).

Come la Norma di Bellini, Abigaille canta per tutta la durata dell’opera e deve dispiegare una grande energia. Per di più le arie composte per il suo ruolo presentano enormi sfide tecniche. Sono scritte con un’estensione estremamente ampia, in cui le note più gravi devono esser cantate con la stessa forza ed intensità di quelle più acute e in cui la voce deve repentinamente discendere nel registro grave per esprimere la collera e lo smarrimento. La Pirozzi ha brillato in queste arie guerriere, ed è stata altrettanto convincente nelle arie tenere, come “Io t’amavo” del primo atto, “Anch’io dischiuso un giorno” del secondo atto, o ancora nella sua implorazione di perdono del finale del quarto atto. Il soprano ha vinto il nostro voto tanto per la sua voce quanto per le sue qualità drammatiche.”
– Jacqueline Letzter and Robert Adelson, Classicagenda

“Applausi torrenziali per Anna Pirozzi che domina tutto il suo pubblico con le tonalità furiose della sua voce grande e potente, padroneggiando non senza fatica ma con fulgore le tremende pagine di Abigaille. Una prodezza misurata che non è mai priva della raffinatezza del belcanto romantico a cui il ruolo appartiene appieno.”
– Christian Colombeau, Le Podcast Journal

“Degna ‘figlia’ di tale padre la superba Anna Pirozzi nel ruolo di Abigaille; di questa cantante che io avevo ascoltato dal vivo l’ultima volta durante l’estate del 2015, nell’Arena di Verona, proprio nel medesimo ruolo, ho potuto apprezzare una voce dotata di una freschezza nel colore, una brillantezza nel suono, un’eleganza nel fraseggio e una solidità nell’emissione che sono riuscite a delineare tutte le sfumature del complesso personaggio; una donna, Abigaille, che dalla sua linea di canto potrebbe farci pensare quasi ad una pazza isterica; attraversa tutta una gamma di note che dal grave al sovracuto impegna le corde vocali con difficoltà notevoli; fortissimi, pianissimi, sia in grave che in acuto non sono stati un problema per la nostra interprete che ha sempre domato il suo rigo con una grandissima professionalità facendoci godere della sua ampia gamma di colori, nelle irruenti veemenze vocali che hanno saputo sempre ben sposarsi con dei bellissimi filati, ben tenuti, ben dosati.”
– Simone Tomei, Gli amici della musica

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