Opera MAG -[…] “Occasione imperdibile di ascoltare Anna Pirozzi nel ruolo principale. Con grande moderazione, il soprano italiano affronta il suo ruolo impegnativo con la tecnica del bel canto: padronanza delle sfumature, eleganza della linea, nobiltà del fraseggio. Una Gioconda interiorizzata, priva di effetti superflui, la cui sincerità diventa sempre più toccante con il progredire della serata”.

Forum opéra– …“Anna Pirozzi è una delle poche cantanti oggi in grado di assumere il ruolo di Gioconda, in tutta la sua estensione vocale, con un senso del fraseggio e uno stile italiano che la rendono davvero toccante. Capace di acuti potenti, ampi e timbricamente definiti, seduce anche con la sua capacità di alleggerirsi nella seconda parte e con la flessibilità quasi belcantistica di alcuni passaggi (in particolare l’ultima scena

Diapason– …“L’artista mette in mostra la sua potente voce da soprano con i suoi registri morbidi in ogni momento, rivelando una vulnerabilità commovente, simile a quella della Callas, nelle note alte. Dimostra anche una notevole resistenza, che porta a un “Suicidio” con una linea sostenuta e un ampio controllo del respiro che mantiene fino al confronto finale con Barnaba.

Cult news ..“Con Pirozzi, una Gioconda sostenuta dalla forza di un soprano drammatico”

A volte è difficile definire la gamma vocale di alcune eroine della grande opera italiana di quest’epoca, data la moltitudine di emozioni che devono trasmettere all’interno di un’unica opera. Ad esempio, ne La Gioconda, abbiamo a che fare con una donna ferita che, da sola, deve affrontare tutti per difendere sua madre, per combattere il mostro Barnaba, o perché Enzo ama un’altra. I passaggi lirici sono seguiti da momenti che richiedono le risorse vocali di un soprano drammatico, in particolare per le frasi espansive e i salti di registro del “Suicidio”. E se oggi esiste davvero un grande soprano drammatico in grado di passare senza soluzione di continuità da Abigaille nel Nabucco a Medea nel Cherubini, a Madeleine nell’Andrea Chénier o ad Adrienne Lecouvreur, questa è Anna Pirozzi.

Non c’è dubbio che la prima parte dell’opera richieda da lei la massima padronanza del proprio strumento (che le permette, ad esempio, di pronunciare la famosa frase “Enzo adorato! Ah! come t’amo!“ su una sublime nota piano che poi si espande in una nota alta e risonante). Riprodurrà uno dei suoi momenti magici, pieno di sfumature e di potenza finemente controllata, quando si lamenta alla fine del primo atto, su quell’ampio “O madre mia”, quando si rende conto di aver salvato la sua rivale per amore di Enzo, e poi, alla fine, quando ha appena lasciato Laura ed Enzo. Dal duetto con Laura (“E un anatèma!”), Anna Pirozzi è in grado di sfruttare i suoi punti di forza di soprano drammatico in questa battaglia tra leonesse, e la sua Gioconda, ampia, conquistatrice, con formidabili note acute, si appresta ad affrontare il suo destino. Il finale dell’opera, che inizia con il suo “Suicidio”, è straordinario. Il soprano, ormai completamente libero dai vincoli della messa in scena (e probabilmente dallo stress naturale della prima), varia i colori della sua eroina, che deve combattere su due fronti, le sue frecce prima riservate all’ingrato Enzo, poi al spregevole Barnaba. E per un attimo, in un passaggio che ricorda la sua interpretazione ne La forza del destino all’Opéra di Parigi, la sua voce si alleggerisce e la bellezza della scrittura di Ponchielli appare in tutta la sua pienezza, mentre il compositore concentra tutte le sue energie sulla sua Gioconda, ora libera e rassegnata. Il finale è un momento quasi belcantistico in cui lei usa accenti ironici in uno stile che padroneggia perfettamente, fino a questo finale – che Oliver Mears ha ritenuto opportuno modificare – ma che fortunatamente, grazie agli interpreti, non ha perso nulla della sua forza

Iefimerida– …”Pirozzi, un soprano drammatico di rara potenza, si è mossa con sicurezza nelle arie che definiscono il ruolo: dalla tempesta interiore di “Suicidio!” alla dolce fragilità del momento in cui salva Laura. “Suicidio! In questi momenti selvaggi / solo tu mi sei rimasta… e il mio cuore mi tormenta. / L’ultima voce del mio destino, / L’ultima croce del mio cammino!” E, in effetti, la voce di Pirozzi passa dall’angoscia all’accettazione.

In questo momento, l’opera non rimane semplicemente un dramma come prima, studiato, pieno di eleganza ma con distanza. Diventa un mistero interiore: Gioconda affronta il suo destino, non con un grido, ma con un sussurro che attraversa la sala. La sua voce, suola, con chiarezza metallica e passione controllata, ha trasmesso l’emozione anche quando le scelte registiche ci hanno portato a sorprese. Quando la regia era inaspettata.

Klassik magazine– …“Ad Atene, Anna Pirozzi ha assunto il ruolo del titolo, conferendogli carattere e significato con il suo registro medio profondamente emotivo. Ma la Pirozzi non si è tirata indietro nemmeno di fronte agli sfoghi di Gioconda, amando ferocemente Enzo e rendendo chiaro ogni suo brusco cambiamento di cuore. Il nome del personaggio, come spiega Mears nell’intervista alle note di programma, è un eufemismo: in realtà, “l’Allegra” è una figura che oscilla tra la malinconia, la gelosia e il suicidio.”


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