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“C’è una principessa di ghiaccio, al San Carlo, che il gelo non lo recita: lo possiede. Ed è lei,
prima di ogni altra considerazione su questa ripresa, a dover aprire il discorso critico sulla serata.
Anna Pirozzi affronta Turandot con un’autorità vocale che va ben oltre la buona prestazione: è
dominio pieno del ruolo, nella proiezione come nella tenuta. Il volume non cede mai, ma
soprattutto non è mai fine a se stesso resta sempre al servizio della linea, del fraseggio, della
tensione dell’enigma. È raro sentire un soprano capace di attraversare “In questa reggia” senza la
minima incrinatura nel registro acuto e, allo stesso tempo, di restituire nella zona centrale una
morbidezza di suono che il personaggio, sulla carta, non richiederebbe nemmeno. Pirozzi trova
esattamente il punto di equilibrio che rende credibile la Turandot pucciniana: ferocia vocale che
non diventa mai gridato, autorità che non scade nella freddezza sterile. È, senza esitazione, il
centro di gravità di questa recita, e da sola giustificherebbe la serata.
[…] Chi cercava una voce capace di restituire intatta la statura tragica della principessa di gelo avrà, in Anna Pirozzi, una risposta
piena.”

ApeMusicale
“Anna Pirozzi è una Turandot assolutamente persuasiva, in possesso di una vocalità
adeguata, per peso specifico, colore squillo del registro acuto, a gestire la terribile scrittura vocale
della principessa di gelo. Alla corretta emissione e alla potenza il soprano napoletano unisce il
dominio dell’accento e dell’emissione, che le consente di scolpire la linea di canto sulla base di un
solido e imperioso declamato, non privo di suggestivi assottigliamenti.
[…] La prima del 5 luglio viene accolta da prolungati applausi per i Cori e i loro maestri, per gli
interpreti – particolarmente calorosi e intesi quelli per Anna Pirozzi, star della serata

Connessi all’Opera
“Il merito spetta in prima istanza alla voce dall’impostazione portentosa del soprano
napoletano Anna Pirozzi, Turandot autorevole e possente, proiettata lungo l’intera estensione con
volume esatto e con un governo estremamente saldo, impressionante, nella coesione al
passaggio tra affondi, linee, impennate, cromatismi e sbalzi. Una principessa pucciniana di fibra
drammatica vera, alta e regale, forte senz’altro dell’esperienza su palchi al top (Covent Garden,
Metropolitan e Teatro alla Scala) ma che, in sé, stringe e conserva il raro miracolo di saper unire al
meglio e a un sol tempo nella natura facile da lirico-spinto come nell’attentissima gestione del
suono, fermezza e slancio, reticenza e passione. In pratica, il gelo e lo sgelo. Il suo esordio
nell’atto centrale (In questa reggia) taglia e attraversa con sferzante vigore la sala, come una
lama, mantenendo ben ferme la dizione e una pasta sempre morbida e bella, a suo agio
nell’inerpicarsi con sicurezza all’acuto, accendendo di fiamma i colori e gli accenti, garantendo
tensione e forza al gran giro di vite nella scena degli enigmi. Come immaginabile, ne risulta una
Turandot di prima sfera, imponente, solidissima e autentica pur nel quadro di un contesto scollante
che sfiora l’assurdo, riconfermandosi, semplicemente, grande erede della migliore tradizione
italiana.”

OperaClick
“Sul piano musicale ormai il soprano la fa da padrona essendo una veterana del ruolo di Turandot. La sua Principessa di gelo si impone grazie a una voce potente, ampia e sicura, che lascia emergere soltanto qualche lieve segno di affaticamento nel registro grave. L’interprete evita di trasformare Turandot in un monumento immobile, e ne viene fuori anche l’umanità ben nascosta, attraverso sottili sfumature espressive.”

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